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Revisionismo in Iran, in Francia e nel mondo

Con le sue recenti dichiarazioni sul “mito dell’Olocausto”, il presidente iraniano ha impresso un nuovo impulso allo sviluppo del revisionismo storico. Questo impulso è testimoniato dal seguente scambio di corrispondenza tra il direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda di Teheran ed il Francese Robert Faurisson.

Istituto Neda

Dr Jawad Sharbaf, direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda (Teheran) al professor Robert Faurisson, 19 dicembre 2005

 Signor Professore,

Colgo questa occasione per esprimere, a Lei ed a tutti i revisionisti, il profondo rincrescimento che desta nell’Istituto di scienze politiche Neda la risoluzione dell’ONU relativa alla “Giornata dell’Olocausto” [1° novembre 2005]. Le recenti osservazioni del Presidente Mahmoud Ahmadinejad che mettono in dubbio l'”Olocausto” hanno creato una situazione favorevole al revisionismo. Al presente noi riteniamo che indubbiamente il Presidente farà tutto ciò che è in suo potere se Lei prenderà contatto con lui e chiederà la sua assistenza per l’organizzazione di una Conferenza internazionale sul revisionismo. Nel caso in cui, a tal proposito, Lei avesse bisogno del nostro aiuto, non esiti a prendere contatto con noi.

I nostri migliori auguri La accompagnano.

Dr Jawad Sharbaf, direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda

 

Professor Robert Faurisson al Dottor Jawad Sharbaf, 26 dicembre 2005


Signor Direttore generale,

La ringrazio vivamente per il Suo messaggio e per la Sua proposta concernente l’organizzazione di una conferenza internazionale revisionista. Nel novembre 2000, avevo avuto l’onore di essere ricevuto a Teheran per una settimana su invito di un ufficio del governo iraniano. In quell’occasione avevo fatto la conoscenza del Suo istituto dove mi avevano accolto il Dottor Soroush-Nejad ed un gruppo di professori; uno di questi ultimi stava allora terminando la traduzione in persiano del mio Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire (1980) (“Memoria a difesa contro coloro che mi accusano di falsificare la storia” – N.d.T.). In questi ultimi cinque anni, nel corso dei quali abbiamo mantenuto dei contatti, ho potuto constatare che i responsabili politici del Suo paese esitavano a denunciare la menzogna del preteso “Olocausto” degli ebrei, una menzogna le cui devastazioni che esso esercita da più di mezzo secolo, in particolare a spese del popolo palestinese, sono un disastro che si aggrava di anno in anno. Io speravo che un giorno un alto responsabile politico avesse il coraggio di dire di fronte al mondo che l'”Olocausto” non è che una leggenda o un mito. L’8 dicembre 2005 – una data che rimarrà nella storia – il presidente del Suo paese, Mahmoud Ahmadinejad, – un nome che resterà impresso nella storia – ha osato formulare dei dubbi sulla realtà storica del preteso “Olocausto”. Il 12 dicembre, egli ne ha parlato come di un “mito”. Egli ha, per di più, preso la difesa del diritto dei revisionisti ad esprimersi liberamente. Il 22 dicembre, in Egitto, il capo spirituale dei Fratelli musulmani, Mohamed Mehdi Akef, ha utilizzato a sua volta la parola “mito” ma non senza ritrattare in parte alcuni giorni dopo, tanto questo mito è potente e capace di intimidire. Il 23 dicembre, un’autorità iraniana, Mohamed-Ali Ramin, responsabile della Società per la difesa dei diritti delle minoranze musulmane in Occidente, ha dichiarato che il vostro presidente auspica che i governi europei permettano ai loro universitari di pubblicare liberamente i risultati delle loro ricerche sull'”Olocausto”.

Il 1° novembre ultimo scorso, all’unanimità e senza votazione, i rappresentanti delle 191 nazioni che costituiscono l’ONU hanno adottato un progetto di risoluzione israeliano che proclama il 27 gennaio “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto”. Inoltre, questo testo “respinge qualsiasi negazione dell’Olocausto in quanto avvenimento storico, sia tale negazione totale o parziale”. Sono così presi di mira tutti coloro che, come i revisionisti, esigono un riesame delle prove e delle testimonianze su cui si fonda la tesi del preteso “Olocausto” degli ebrei. Essenzialmente i sostenitori di questa tesi affermano che, durante la seconda guerra mondiale, i Tedeschi 1) avrebbero condotto una politica di sterminio fisico degli ebrei; 2) avrebbero messo a punto ed utilizzato dei grandi mattatoi umani chiamati camere a gas (da non confondere con i forni crematori che, essi, non avevano nulla di criminale) e 3) avrebbero provocato, con questo e con altri mezzi, la morte di sei milioni di ebrei.

Il progetto di risoluzione israeliano è stato adottato con un abile raggiro che ho descritto in un testo di cui Lei ha preso visione e che ho intitolato “L’ONU met les révisionnistes au ban de l’humanité” (“L’ONU mette i revisionisti al bando dell’umanità” – NdT).

L’accusa mossa dagli ebrei al popolo tedesco costituisce una calunnia. Segnato dal segno di Caino, questo popolo non ha avuto finora altra risorsa che quella di sprofondare nella contrizione per un crimine che non ha mai commesso. A sessant’anni dalla guerra, la Germania è sempre in stato di soggezione e non ha ancora avuto diritto ad un trattato di pace. I dirigenti tedeschi (ed austriaci) non cessano di chiedere scusa e di versare colossali «riparazioni» finanziarie alle organizzazioni ebraiche o sioniste nonché allo Stato di Israele. Da sessant’anni, questi dirigenti vivono nell’assillante paura di provocare la collera degli ebrei; perciò li si vede reprimere nei loro paesi qualsiasi avvisaglia di revisionismo storico. In Germania, in Austria ma anche in molti altri paesi d’Europa, gli ebrei hanno finito per ottenere l’adozione di leggi speciali destinate a proteggere da qualsiasi contestazione la loro versione della storia della seconda guerra mondiale.

L’impostura dell'”Olocausto” è la spada e lo scudo dello Stato ebraico; essa ne è l’arma numero uno. Essa permette agli ebrei ed ai sionisti di mettere sotto accusa il mondo intero: in primo luogo la Germania del III Reich che avrebbe commesso un crimine abominevole e senza precedenti, poi il resto del mondo che l’avrebbe lasciata commettere questo stesso crimine. Gli estremisti ebrei ed i sionisti hanno incominciato ad accusare di complicità in “crimine contro l’umanità” Churchill, Roosevelt, Truman, Stalin, De Gaulle, Papa Pio XII, il Comitato internazionale della Croce Rossa, nonché tutti i paesi che hanno preso parte alla seconda guerra mondiale e persino tutti i paesi neutrali a cominciare dalla Svizzera. Tutti sono accusati d’essere stati indifferenti alla tragedia e di aver lasciato sterminare il popolo ebraico!

È così che prendendo oggi posizione contro la menzogna dell'”Olocausto”, l’Iran si trova a difendere non solo la Palestina ed il mondo arabo-musulmano, ma anche tutta una parte del genere umano contro una gigantesca impresa di diffamazione, ricatto ed estorsione.

Lei mi fa sapere che, grazie al presidente Ahmadinejad, si offre finalmente l’occasione di progettare una conferenza internazionale sul revisionismo.

Lei sa sicuramente che i revisionisti si apprestavano a tenere una conferenza a Beirut, dal 31 marzo al 2 aprile 2001. Ma le pressioni israeliane ed americane si erano fatte allora così minacciose che Rafik Hariri, primo ministro libanese, aveva dovuto proibirci di tenere la tale conferenza. Noi saremmo dunque lieti di volgerci oggi verso il presidente Ahmadinejad e di sollecitare il suo aiuto per tenere una conferenza nel vostro paese. Eppure, tenuto conto delle circostanze, questo progetto ci appare purtroppo irrealizzabile al presente. Mi permetta, La prego, di spiegarLe il perché.

Attualmente i principali revisionisti, che, nel 2001 avrebbero partecipato alla conferenza di Beirut, si trovano o in carcere, o in esilio, o in una situazione precaria che impedisce loro di varcare qualsiasi frontiera e di passare per un qualsiasi aeroporto internazionale.

Prendiamo il drammatico caso di Ernst Zündel. Sposato con un’Americana e residente pacificamente nello stato del Tennessee, egli è stato arrestato davanti al proprio domicilio il 5 febbraio 2003 e gettato in prigione con un pretesto menzognero. Poi, è stato consegnato al Canada dove, per più di due anni è marcito in un carcere di massima sicurezza in condizioni degradanti. Infine, è stato consegnato dal Canada alla Germania dove è oggi in carcere a Mannheim, in attesa di un processo per revisionismo. In Canada, come in Germania, i revisionisti sono privati del diritto di difendersi. In quei paesi, quando un uomo è accusato di revisionismo e si ritrova davanti ad un tribunale, il giudice inizia, secondo la prassi, facendogli prestare giuramento di dire la verità. Ma se, nel minuto che segue, l’accusato dice per esempio: “Io affermo che le pretese camere a gas naziste non sono esistite perché la verità – che io mi faccio forte di dimostrare – è che non sono potute esistere”, il giudice lo interrompe immediatamente. Il giudice canadese gli dirà: “Davanti a questo tribunale speciale [battezzato ‘Tribunale canadese dei diritti della persona’] l’argomentazione verità non è un mezzo di difesa” (Truth is no defence). Quanto al giudice tedesco, egli gli dirà: “Lei non ha il diritto di contestare ciò che è di ‘notorietà pubblica’ (offenkundig)”. Così né il revisionista in questione né i suoi avvocati potranno presentare una difesa nel merito. In Canada, il giudice Pierre Blais, che presiedeva da solo, senza giuria e senza possibilità di appello, questo tribunale speciale è arrivato ad interrogare, a carico di Ernst Zündel, dei testimoni anonimi a porte chiuse. Poi a Mannheim, il presidente del tribunale ha ricusato successivamente i quattro avvocati che Ernst Zündel si era scelto, e ciò perché li sospettava di revisionismo.

Sempre negli Stati Uniti, vicino Chicago, il Tedesco Germar Rudolf è stato rapito con lo stesso stile, strappato alla moglie americana ed al loro bambino e consegnato alla Germania; egli è in carcere a Stoccarda.

Il Belga Siegfried Verbeke è stato arrestato all’aeroporto di Amsterdam e consegnato dall’Olanda alla Germania; egli è in carcere a Heidelberg.

Lo storico britannico David Irving è stato arrestato mentre era in trasferta in Austria ed ora è in carcere a Vienna.

Queste quattro persone incorrono in una pena di svariati anni di carcere salvo forse David Irving se, come fa capire il suo avvocato, ritratta, esprime il suo pentimento e si appella all’indulgenza del tribunale.

Altri revisionisti sono in carcere in Germania o in Austria, in particolare l’avvocato Manfred Roeder, l’ex-preside Ernst G. Kögel ed il chimico Wolfgang Fröhlich.

La Germania è diventata la “Guantanamo” d’Israele per il tramite di una sorta di mafia giuridico-poliziesca che, negli Stati Uniti e in Canada, se la prende con i revisionisti (e con certi arabo-musulmani) nel quadro, assai comodo, della “lotta contro il terrorismo”.

In Svizzera sono recentemente usciti di prigione, ma potrebbero ritornarci, i revisionisti Gaston-Armand Amaudruz (84 anni) e René-Louis Berclaz.

Importanti revisionisti vivono in esilio ed in condizioni difficili. Mi asterrei dal rivelare i loro nomi nonché i nomi dei paesi in cui essi hanno trovato rifugio.

Resta il caso dei revisionisti che non sono né in carcere né in esilio. La loro esistenza non è davvero più invidiabile. La polizia non dà loro tregua, i tribunali li condannano. Per limitarsi alla Francia, Jean Plantin (perseguito a Lione), Vincent Reynouard (perseguito a Limoges) e Georges Theil (perseguito a Grenoble, a Limoges ed a Lione) sono incorsi o incorrono in varie condanne, ivi comprese pene detentive definitive. Il deputato europeo Bruno Gollnisch comparirà davanti al tribunale di Lione semplicemente per aver detto di auspicare che gli storici possano esprimersi liberamente sul problema dell’esistenza delle camere a gas naziste! Io stesso dovrò comparire il 20 giugno 2006 davanti alla XVII sezione del tribunale penale di Parigi per aver concesso al canale televisivo iraniano “Sahar” un’intervista telefonica dal contenuto revisionista; la querela è stata sporta a Parigi dal signor Dominique Baudis, presidente del Consiglio superiore degli audiovisivi.

Fredrick Töben, cittadino australiano di origine tedesca, svolgeva la sua attività revisionista in Australia e su Internet. Di passaggio in Germania, volendo investigare alla fonte sulla repressione giudiziaria del revisionismo in quel paese, si è ritrovato in prigione. Di ritorno in Australia, egli si è visto infliggere un “gag order“, vale a dire che è in linea di principio ridotto al silenzio pena una condanna d’ufficio.

In Polonia, nella Repubblica Ceca ed in altri paesi d’Europa, dei revisionisti sono parimenti perseguiti e condannati.

In Svezia, Ahmed Rami conduce con indomito coraggio una lotta per l’Islam ed al contempo per il revisionismo, che gli è valsa di fargli conoscere il carcere.

In Germania, il numero delle pubblicazioni bruciate dalla polizia per revisionismo non è ufficialmente noto ma dovrebbe essere considerevole. Lo stesso accade in Canada.

Io non evocherò qui le interdizioni professionali d’ogni sorta in vari paesi nonché i drammi familiari ed i suicidi provocati dalla repressione. In Germania, a Monaco, il 25 aprile 1995, il revisionista Reinhold Elstner si è immolato dandosi fuoco per protestare, aveva scritto, contro “il Niagara di menzogne” riversato sul suo popolo. La grande stampa tedesca ha passato sotto silenzio il suo atto eroico e la polizia tedesca ha, eseguendo degli ordini, confiscato i mazzi di fiori deposti sul luogo del sacrificio e proceduto al fermo di coloro che, con quel gesto di compassione, testimoniavano la propria sofferenza. In Francia, gruppi armati ebraici praticano impunemente la violenza anche all’interno del Palazzo di Giustizia di Parigi. Personalmente dal 1978 al 1993 ho subito dieci aggressioni fisiche da parte di ebrei che non sono, per questo, mai stati giudicati.

Se gli ebrei ed i sionisti fanno un tale uso della violenza fisica e della repressione giudiziaria, è perché, sul piano dell’argomentazione scientifica e storica, i revisionisti li hanno sconfitti in pieno. Il dramma degli ebrei e dei sionisti è che essi hanno mentito e che ciò è via via risaputo. Certi ebrei e persino certi Israeliani sembrano esserne consapevoli. In numero minimo, alcuni hanno avuto il coraggio di dichiarare il loro scetticismo rispetto alla realtà dell'”Olocausto” mentre altri si sono accontentati di denunciare “la religione dell’Olocausto”, “l’industria dell’Olocausto” o lo “Shoah Business”.

In conclusione io penso che, fino a nuovo ordine, una conferenza internazionale sia dunque purtroppo impossibile. Ma, d’accordo a questo riguardo con un’idea del Prof. Arthur Robert Butz, io direi che noi auspichiamo di vedere il presidente Ahmadinejad creare in Iran un centro internazionale di studi revisionisti il cui primo compito sarebbe quello di propagare le acquisizioni del revisionismo storico nel mondo arabo-musulmano per mezzo di Internet o con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Nell’attesa, noi chiediamo all’Iran di moltiplicare presso il mondo occidentale gli appelli in favore della liberazione dei nostri prigionieri di coscienza.

Ad ogni modo, per parte nostra, riteniamo che fintantoché negli Stati Uniti, in Canada, in quasi tutta l’Europa e fino in Australia, si utilizzeranno contro i revisionisti sia leggi che tribunali speciali, sia procedimenti polizieschi di basso profilo, sia l’orchestrazione mediatica al servizio di certi gruppi di pressione ebraici o sionisti, il mondo occidentale avrà meno che mai il diritto di infliggere al resto del mondo lezioni di diritto, di morale o di democrazia.

Voglia gradire, signor Direttore generale, i sensi della mia alta stima.

Robert Faurisson

26 dicembre 2005