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Oriana Fallaci contro la repressione del revisionismo

In una sua recente opera, l’Italiana Oriana Fallaci denuncia qualche esempio d’intolleranza e d’arbitrio nel paese degli “Svizzeri glaciosi” (Céline).[1] Ella scrive assai giustamente che “la Svizzera ha il delizioso vizietto di processare in contumacia e all’insaputa dell’imputato”.[2] Personalmente, sono stato condannato il 15 giugno 2001 ad un mese di detenzione e al pagamento di 230 franchi svizzeri da Michel Favre, giudice istruttore a Friburgo, per la riproduzione, in un opuscolo pubblicato da René-Louis Berclaz, di un articolo che avevo intitolato “Le Procès Amaudruz, une parodie de justice” (éditions Vérité et Justice, 2000). Questo giudice istruttore non mi aveva notificato alcuna querela né alcun procedimento a mio carico. Egli non mi aveva né convocato né ascoltato.

Evocando prima il caso di Gaston-Armand Amaudruz, editore del ben modesto mensile Courrier du continent, poi il mio stesso caso, Oriana Fallaci scrive:

Un altro esempio [d’arbitrio elvetico] è l’ottantenne storico svizzero Gaston-Armand Amaudruz che stampava un piccolo mensile revisionista (riveder la storia cioè raccontarla in modo diverso dalla versione ufficiale oggi è proibito, viva la Libertà) e che a causa di ciò il 10 aprile 2000 venne condannato dal Tribunale di Losanna a un anno di carcere più una violenta pena pecuniaria. Un altro [esempio del medesimo arbitrio] è lo storico francese Robert Faurisson, ugualmente revisionista, che il 15 giugno 2001 venne processato a sua insaputa del Tribunale di Friburgo e condannato a un mese di prigione. Anche per lui, e nonostante la tarda età, senza condizionale. Motivo, un suo articolo che pubblicato in Francia era stato ripreso da una rivista elvetica. Se a mia insaputa sono stata processata e condannata nel paese degli orologi e delle banche care ai tiranni, dunque, per finire in galera a Berna o a Losanna o a Ginevra mi basta andare a bere un caffè a Lugano. Oppure trovarmi su un aereo che per maltempo o dirottamento atterra a Zurigo. Meglio ancora, mi basta aspettare che la Svizzera entri nell’Ue e che il Parlamento italiano approvi il mandato d’arresto europeo così accettando la scorrettezza commessa dopo l’Undici Settembre dall’ineffabile Commissione Europea. [pagg. 27-28 – nell’edizione italiana pag. 26 – N.d.T.]. 

 

Effettivamente il territorio elvetico è attualmente vietato ai revisionisti, anche per il semplice transito. Dei revisionisti svizzeri sono dovuti andare in esilio. R.-L. Berclaz, che aveva cercato rifugio prima in Romania, poi in Serbia, è stato fatto oggetto di un mandato d’arresto internazionale; sul punto d’essere arrestato dall’Interpol si è consegnato alle autorità svizzere che l’hanno appena incarcerato. Quanto a G.-A. Amaudruz, egli si appresta, nonostante l’età assai avanzata e un precario stato di salute, a ritornare un’altra volta in carcere.

Automaticamente assimilato ad un pericoloso razzista, ogni revisionista residente in Europa può conoscere l’arresto, l’eventuale estradizione e la detenzione. O. Fallaci ha ragione di sottolinearlo ma, a leggerla, si potrebbe credere che i responsabili di questo stato di cose siano… gli Arabo-Musulmani. In realtà, gli istigatori e i principali beneficiari delle leggi che permettono tali abusi sono delle organizzazioni ebraiche, nazionali ed internazionali. Su questo punto, che è di capitale importanza, ella non dice una parola al lettore. Perché?

12 dicembre 2012

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[1] La parola usata da Céline è glacieux; essa non esiste nella lingua francese, ma lo scrittore intenderebbe definire gli Svizzeri come “glaciali in maniera sgraziata” – N.d.T.
[2] La Force de la raison, éditions du Rocher/Jean-Paul Bertrand, 2004, pag. 27; nell’edizione italiana – La forza della ragione, Rizzoli International, 2004 –, pag. 26 – N.d.T.